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pomeriggio di luglio
E’ disteso sul letto, nella penombra. Una sottile lama di luce attraversa in diagonale il “matrimoniale”: un raggio di sole che si insinua tra le due tende tirate. Fuori è caldo, nel mezzo pomeriggio di luglio. I vetri chiusi, oltre che alla calura estiva, fanno barriera anche al rumore del traffico che percorre su e giù la strada provinciale, subito sotto. Lo sguardo è fisso sul pulviscolo che danza attraversando quella fetta di sole.
Ha una gran voglia di fumare, però si trattiene perché non vuole che la sua bocca sappia troppo di fumo. L’ultima cosa che vuole è che il sapore di fumo attenui, mascheri in qualche pur minima misura il sapore dei baci di lei, . . . lei che sta per arrivare.
Gli ha detto alle cinque e sono le quattro e tre quarti. Potrebbe anche anticipare – così fosse! – e dunque il campanello può suonare da un momento all’altro.
Solo al pensiero dei baci di lei, sente un fremito in tutto il corpo.
Adora baciarle la bocca. Il bacio è diventato oramai il loro solo primo saluto, che anticipa perfino il “ciao, come stai?”.
Bacio!? . . . E’ di più, è un avventarsi sulle sue labbra. Le bocche che si uniscono, si premono, aprendosi subito. A lui piace insinuare la lingua tra le sue labbra, tra i suoi denti. Gli piace arrivare fino a leccarle il palato, la base della lingua e con la lingua di lei iniziare una danza forsennata, fatta di spinte, sfregamenti, dondolamenti. Gli piace respirare il suo fiato, succhiare la sua lingua, farsi colare la saliva di lei fra le labbra e lungo il mento, sentire quel sottile velo di umido che rende più calda e eccitante la pressione labbra contro labbra.
Allungato sul letto, con i soli pantaloni leggeri addosso senza niente sotto per offrirsi subito alle mani di lei che di lì a poco apriranno la “zip”, pensa al bacio che li unirà nel primo “assalto”.
Adora il sapore dei baci di lei, lo eccita bere la sua saliva e, sempre, quel lungo bacio vorrebbe non finisse mai. Più il bacio si allunga nel tempo, più i loro due corpi premono uno contro l’altro e cresce l’eccitazione. Quando le insinua la lingua tra le labbra, e sempre più dentro, sente la lingua di lei rispondere appieno.
Continua a pensare alle sue mani, che all’inizio non hanno cessato di accarezzarle il viso e a premerle la nuca per aumentare il contatto fra le due bocche , che sentono a quel punto il desiderio di discenderle i fianchi, la schiena e arrivare a sollevarle la gonna per giungere alle cosce che, sa per certo oramai, si liberano nude dalle calze autoreggenti. Questo tipo di calze lo eccitano molto, più di ogni odioso collant, che copre tutto; più ancora della completa assenza di calze che non dà alle sue mani la splendida sensazione del trovare la nudità delle cosce dopo essere passate sul liscio del nailon.
Ora, sta rammentando quante volte le ha chiesto di non mettere le mutandine, di non mettere nulla sotto al vestito, . . . di presentare la sua “cosa” vestita del solo soffice pelo che ne è il più naturale e dolce coronamento. Le ha perfino chiesto di non mettere niente sotto il vestito anche quando vanno a cena in un ristorante. Il solo pensiero di averla lì, in mezzo alla gente, senza mutandine lo ecciterebbe allo spasimo. Seduto vicino a lei, immaginerebbe la sua mano salirle dal ginocchio, su per la coscia fino al pelo e toccarla lì con la punta delle dita. Farlo tra la gente, magari mentre il cameriere è lì in piedi davanti a loro per prendere le ordinazioni!
Lei non lo ha mai voluto accontentare . . . finora.
I puntini di polvere corrono sulla sottile parete di luce, gli sembra addirittura che saltino su e giù più veloci, quasi freneticamente, come ad accompagnare l’intensità delle sue emozioni al solo pensiero di lei.
Il campanello ha suonato e lui si precipita fuori dal letto per attivare l’apri cancello. La porta non è chiusa a chiave e lei come sempre entrerà solo abbassando la maniglia.
Nell’immaginazione, la vede salire la scala esterna e percorrere il terrazzo fino all’entrata. Nella sua mente, oramai dopo tante volte, il tempo è memorizzato al secondo e nell’attimo che immagina di vedere scendere la maniglia della porta, questo avviene con perfetto sincronismo e lei entra.
I suoi pensieri cessano istantaneamente come le loro bocche si buttano una contro l’altra in tutta la realtà dei sensi.
Non una parola: sono le mani che esprimono tutto quello che c’è da dire fra di loro in quel primo momento. Le mani che si stringono l’una nell’altra, che si lasciano di colpo per accarezzarsi: il viso e poi tutto il corpo. Con le labbra che si cercano, si premono le une contro le altre. La bocca di lei si schiude calda e umida, per permettere alla sua lingua di esplorare, leccare, succhiare.
Lei indossa una gonna stretta che le arriva fino al ginocchio e una camicetta bianca, che è subito aperta dalle dita veloci di lui.
Lui avvicina il petto, già nudo, al suo seno, mentre le sue mani corrono alla fibbia del reggipetto, che in un attimo è tolto insieme alla camicetta.
Lei alza le braccia a cingere il collo di lui e quel gesto aumenta il contatto dei suoi seni nudi sul petto di lui.
La pressione delle mani di lui sulla sua schiena è aumentata e sfrega i suoi seni da un lato all’altro offrendoli al massaggio del suo petto.
Ora lui le prende un seno con la mano, stringendolo con delicatezza, mentre con la bocca scende a leccarle e a succhiarle il capezzolo già duro.
Lei preme cosce e pube contro di lui per sentire sotto il sottile tessuto dei pantaloni estivi la sua erezione. Comincia così a dondolarsi per sentirselo strusciare sul ventre, da un lato all’altro, sempre più forte e veloce. Sente le mani di lui scenderle sui fianchi e tirarle su la gonna, su oltre la vita in modo da scoprirle completamente le gambe e i fianchi. Sente la mano di lui che si infila nell’orlo delle mutandine e le dita che le attraversano il folto e soffice pelo, e scendono giù ad accarezzarle l’interno delle cosce. Si sente bagnata e più lui le accarezza le cosce, per poi ritornare sul ventre e giù ancora nelle cosce, prima all’interno poi all’esterno, e dietro ad afferrarle i glutei che attira con forza contro di sè, più si bagna e sente il liquido caldo scenderle all’interno delle cosce. Sente la sua mano incontrare il liquido e, con le medesime carezze, sparg erlo lungo tutta la coscia, l’inguine, il ventre. Si sente tutta bagnata e è più aumenta il desiderio più si bagna, e più si bagna più aumenta il suo desiderio.
“Basta! Basta!” vorrebbe gridare “lì basta, mettimi il dito dentro, vieni a sentire come è bagnata, come è calda”. Sa che a lui piace toccarla dentro, sentire il caldo umido, vellutato che è in lei, ma è lei soprattutto che sta impazzendo dal desiderio di sentirsi penetrare. “Amore dentro, vieni alla sorgente di questo desiderio” vorrebbe dirgli.
Trattiene il fiato mentre segue i movimenti delle sue mani.
Sente che lui continua a tenergli la bocca incollata alla sua, le sta succhiando la lingua; avverte le loro due salive fondersi e colare insieme dagli angoli della bocca: Adora sentirsi il mento bagnato da quella miscela lubrificante che rende il contatto con le labbra di lui ancora più piacevole ed eccitante.
Lui sente il sapore della bocca di lei e fatica a staccarsene. Continua a succhiare , spingere la lingua più a fondo, leccare il suo palato. Vorrebbe leccare anche quel liquido caldo che la sua mano sta raccogliendo dalle cosce di lei.
Continua le sue carezze, dalle cosce ai fianchi, dai fianchi alle cosce, e poi in alto sul ventre. Sparge quel liquido caldo con la mano già completamente bagnata. Sente la pressione del ventre di lei farsi più forte. La sente dondolarsi sempre più velocemente e cercarglielo. La sente trattenere il fiato, forse per non gridare. Quanto vorrebbe invece che lei gridasse, urlasse tutto il suo desiderio, si desse ancora di più a lui.
Ecco, è un solo grido: “dentro, ti prego, dentro, mettimelo dentro”.
Lui non aspettava altro; questa richiesta – di più, è una preghiera – lo eccita moltissimo. La mano dal ventre passa tra i peli e le dita le afferrano il “grilletto” per stringerlo, per accarezzarlo su e giù come fosse un piccolo pene. Sente il fremito di lei liberarsi forte e il respiro farsi più accelerato.
“Dentro, dentro ti prego. Mettimelo dentro”. Ha dovuto urlare la sua preghiera, tanto forte è il suo desiderio di sentirsi le carezze dentro di lei. Sente la mano di lui spingere fra le cosce per forzarla ad allargarle ancora di più e il suo dito penetrare con forza nel suo caldo foro. Il dito è grosso, e sfregando sulle pareti interne della sua figa le fanno sentire piccole esplosioni tutto lungo il canale fino a giù, nel profondo, là dove il piacere sembra annidato e . . . in attesa.
Ecco l’esplosione vera, l’esplosione massima, provocata dal grosso dito che spinge, si muove, che torna su per ripiombare nel fondo con sempre più violenza, a rivoltare quella miscela di sesso che sta là in fondo. E’ quella miscela ora che il grosso dito eccita, sconquassa, accarezza, ancora rivolta fino a farla esplodere da mille fonti in una unica esternazione di piacere.
“Sì, sì, sì così!” è tutto quello che riesce a dire in un tenue fiato. “Sì, ancora. Non smettere!”.
E’ un comando per lui, il più dolce dei comandi. Aumenta la corsa del suo dito: ora va dall’orlo fino al fondo, quanto più può raggiungere il suo dito. Va su e giù, veloce. Poi spinge dentro e muove il dito in fondo. Sente il foro che si stringe, si riapre, il ventre di lei che salta, si muove in tutte le direzioni, che accompagna il movimento del dito, gli si preme contro per farselo entrare di più, ancora più a fondo. E sente l’esplosione, avverte gli spasimi, e gli spruzzi come piccoli dolci dardi che colpiscono la punta del suo dito.
La lingua si insinua ancora di più nella bocca di lei e le labbra succhiano la sua saliva, la spalmano fuori sulle labbra e sul mento di lei.
L’altra mano la cinge e la preme da dietro per aiutare la spinta del dito dentro di lei. E’ quella stessa mano che ora dietro cerca l’altro foro, che ne accarezza l’orlo tutt’intorno. Quando sente che lei aumenta la spinta del ventre, le infila il dito più lungo e spinge, spinge fino in fondo, come a voler incontrare il dito dell’altra mano.
Avverte le mani di lei cercargli lo”zip”, aprire i pantaloni e trovare subito il cazzo che si erge con la cappella già fuori e libera.
Per tutto il tempo che lui la penetrava col dito, lei gli ha tenuto le mani attorno al collo, incapace di muoverle, tanto era concentrata nello sforzo di trarre tutto il piacere possibile da quella violazione. Ora sente forte il desiderio di toccarlo giù, stringere quella cosa che sente dura contro il suo ventre, stringerla tra le sue mani e accarezzarla tutta.
Fa scendere lo “zip” completamente e accompagna il membro fuori a premerle in tutta la sua lunghezza sul ventre nudo. Le sue mutandine sono scese a metà coscia e sentirsi quasi nuda le fa crescere ancora di più l’eccitazione. Vorrebbe prenderglielo in bocca e succhiarlo sulla punta bagnata, berne il succo che esce dal piccolo taglio. Non riesce però a staccarsi da quel bacio che la riempie di piacere. Si sente frugare il palato dalla lingua di lui, così come tra le gambe è allo stesso tempo frugata da quel grosso dito.
Le piace, lui che le succhia la lingua, che le lecca gli angoli della bocca, e quel lieve sentore di tabacco fumato le aumenta l’eccitazione.
Mentre giù con una mano lo accarezza fra le gambe, con l’altra gli prende il cazzo umido. Va su e giù percorrendolo dalla punta alla base e lo sente ingrossare. Vorrebbe metterselo dentro e farsi penetrare tutta. Vorrebbe metterselo anche dietro, al posto del dito, e sentire l’orlo del foro allargarsi e la pelle tendersi fino a quasi spaccarsi. Vorrebbe che le facesse male, un forte dolore ora accrescerebbe quel piacere che sente pervaderle tutto il corpo.
Il desiderio di essere scopata è talmente forte che si appoggia all’orlo del tavolo che ha dietro e, movendo le ginocchia, fa scendere le mutandine a terra dove le lascia fuori dai piedi. Ora è completamente nuda e spinge la testa indietro in un arco tra il collo e il suo appoggio al tavolo. Sente le mani di lui che escono dal suo corpo, sente il suo dito scorrere via lungo le pareti - e questo le procura ancora fitte di piacere - ma subito sostituito dal suo cazzo che trova la strada senza esitazioni. Lei allarga le gambe e avanza il bacino per accogliere il grosso membro che si insinua in lei e la penetra tutta. Le sue mani stringono i glutei di lui e lo attirano verso le sue cosce oramai spalancate per farsi penetrare più a fondo possibile.
“Scopa, chiavami amore mio. Montami come una cagna in calore. Sfondami la figa”. Sono parole che sente di dover dire e che le accrescono l’eccitazione. Sentirsi completamente sua, posseduta, è la cosa che più vuole ora. “Prendimi, prendimi tutta. Fottimi senza paura, violentami, fammi male. Prendi questa figa e fanne quello che vuoi. Fai arrivare il tuo cazzo più dentro che puoi”.
I colpi che lui le dà sono forti, violenti. Ad ogni spinta sente un’ondata di piacere e spinge, spinge contro di lui. Va avanti e indietro col suo ventre e trova il ritmo di lui. Ogni colpo in avanti le dà più piacere del precedente, le sembra di non poter più sopportare queste ondate continue tanto sono intense; è tentata di dire: basta! Ma vuole anche continuare. Si sente quasi mancare, ma “basta!” non lo dice.
“Ancora, sì ancora! Più forte! Non smettere adesso! Dammelo, dammelo ancora questo cazzo. Forte, così, ancora più forte”.
Sente il membro gonfiarsi dentro di lei, premerle sulle pareti interne e . . . urla, urla dal piacere che prova. Sente il suo corpo sobbalzare, come preso da convulsioni e ciò che desidera ora è sentirlo venire, venire dentro di lei, riempirla col suo seme caldo.
Aumenta il ritmo delle sue spinte e sente quella cosa possente che ha dentro di lei andare su e giù più veloce. Si sente sconquassare dentro da quel batacchio duro e il suo corpo è tutto un sussulto spasmodico. Su e giù, ancora con più violenza, fino a sentirlo ingrossare, gonfiarsi fino ad esplodere, percotendo l’interno della sua figa con spruzzi di liquido caldo.

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